Boccioli di uomo

di Marco Bussagli

«I bambini sono degli enigmi luminosi», scriveva Daniel Pennac nel suo bel romanzo Messieurs les enfants, pubblicato poco più di vent’anni or sono.

È forse questo il pensiero più profondo che ha mosso la creatività di Antonella Cappuccio, quando ha deciso di concepire questo nuovo gruppo di opere alle quali ha lavorato fin dal 2012.

Promesse mantenute è una serie di ritratti di personaggi italiani che hanno fatto grande il XX secolo còlti, però, nella loro dimensione infantile, quando ancora non si sarebbe potuto sapere né chi sarebbero diventati, né quale carriera avrebbero intrapreso da grandi; in altre parole, quando erano ancora degli «enigmi luminosi».

L’idea ha uno scopo benefico fin dall’inizio: quello di farsi strumento per la raccolta di fondi da devolvere interamente alla cura delle malattie dei bambini. Un’idea che Telethon ha subito abbracciato e fatta propria perché, è il caso di dirlo, del tutto compatibile con il suo DNA.

Quando ho saputo di questa iniziativa, non più di due anni or sono, mi sono subito reso disponibile a presentarla gratuitamente (ci tengo a dirlo, anche se è del tutto scontato, per sottolineare la mia totale adesione al progetto) perché è una grande idea che rivela in pieno la generosità della sua autrice.

Il che, certo, conoscendo Antonella, non mi stupisce.

Il suo carattere gioviale e profondo insieme, misto a un entusiasmo irrefrenabile per la vita, la porta istintivamente a donare se stessa e le sue opere (presenti, si badi bene, nelle principali collezioni italiane e straniere, pubbliche e private) che finiscono per essere ambasciatrici non solo della sua arte, ma pure del suo modo di vedere il mondo e del suo ricco universo interiore, di cui quest’ennesimo progetto è evidente testimonianza.

 

L’artista.

Antonella Cappuccio è una figura di rilievo nel panorama artistico italiano del XX secolo e di questi primi due decenni del XXI.

Nata come costumista (il che le permise di esercitare le sue doti di pazienza, estro e meticolosa perizia), lavorò per molti anni nella grande famiglia della RAI da quando era poco più che una ragazzina e le trasmissioni erano solo in bianco e nero. Fu allieva di Maria Baroni, uno dei grandi nomi del cinema che lavorò con Blasetti, Totò, Stegani, in un classico del genere western come Al di là della legge.

Tuttavia in quegli anni lontani, si sperimentò anche come scenografa, alternando esperienze di teatro, cinema e televisione. Il passaggio a questa seconda disciplina avvenne naturalmente perché era stata allieva pure di Dario Cecchi che, oltre che costumista, era anche scenografo e pittore.

Esperienze queste che sono state una vera palestra e che l’hanno messa nelle condizioni di non trovare mai ostacoli alla propria spinta creativa. Antonella, infatti, ha sempre una soluzione originale, personale e, talora, geniale per qualunque problema espressivo le si pari davanti. Del resto, esempi e modelli importanti con cui misurarsi e avere un rapporto di collaborazione non le sono mancati: da Luigi Squarzina ad Orazio Costa, da Anton Giulio Majano a Paolo Poli a Lina Wertmuller, ossia tutti i protagonisti della grande stagione televisiva, teatrale e cinematografica italiana.

La predilezione per la pittura, però, ha prevalso su tutto e Antonella ha lasciato la scenografia e il costume per dedicarsi alla sua vera passione.

La sua esperienza più importante, in questo senso, è stata quella legata alla corrente nata intorno alle figure di critici come Italo Tomassoni e Giuseppe Gatt che coniarono (insieme ad intellettuali quali Maurizio Calvesi e Giulio Carlo Argan) le definizioni di “Ipermanierismo”, “Anacronismo”, “Citazionismo” e “Pittura Colta” con cui si coglievano  i vari aspetti del movimento.

Questo era arricchito dalla presenza di altri artisti, veri compagni di strada di Antonella, come Alberto Abate la cui pittura aveva la legnosa stilizzazione del Manierismo, Stefano Di Stasio con i suoi luminismi seicenteschi, Paola Gandolfi che rivisita la pittura ‘magrittiana’, Bruno d’Arcevia dalla maniera vicina al Parmigianino, arricchita da un virtuosismo, talora, al limite del fotografico, Omar Galliani, Umberto Bartolini e Antonio D’Acchille.

Non si può, qui, ripercorrere sistematicamente l’avventura critica di questo fenomeno artistico. Basti sapere, però, che si giovò di una ribalta nazionale e internazionale, trovando nell’XI Quadriennale d’Arte di Roma del 1986 e nel libro scritto da Giuseppe Gatt e Claudio Strinati del 1989 la consacrazione di quello che, ormai veniva indicato come il corso de La Nuova Maniera Italiana. La locuzione, ora, conteneva in sé tutti gli “ismi” che abbiamo citato prima, ma privi di quella sottile componente deteriore che, inevitabilmente, appartiene a simili termini e che, adesso, invece, venivano del tutto sopravanzati dall’idea rotonda e piena di “Pittura Colta” fiorita alla luce dell’indicazione vasariana di “maniera”.

Così, nel 1985 Antonella Cappuccio presentò la prima personale concepita secondo i canoni della Nuova Maniera Italiana, cui fecero seguito quelle del 1987 a Milano, del 1988 a Lione e le numerose collettive tra cui la citata XI Quadriennale d’Arte di Roma del 1986, di cui Giuseppe Gatt era il Segretario. Bisogna rammentare, ancora, le mostre del 1986 e del 1988 a Firenze in Palazzo Strozzi, a Venezia nel 1987 per la Biennale d’Arte Sacra, né si possono dimenticare – nel 1989 a Los Angeles –, la collettiva intitolata Four Artists of the New Italian Manner e, poi, le personali a Rio de Janeiro, a Bari e, infine, nel 1990 a Roma. L’esperienza di Los Angeles presso la Mayer Schwarz Gallery, fu condivisa con altri tre artisti della neonata corrente e segnatamente, Antonio D’Acchille, Bruno d’Arcevia e Alessandro Romano scultore.

La scoppiettante personalità di Antonella Cappuccio, però, non poteva essere costretta neppure nella gabbia dorata de La Nuova Maniera Italiana perché la sua creatività aveva bisogno di trovare sfogo anche in altri rivoli di gioia che la ponessero nelle condizioni di soddisfare la sua esuberanza vitale.

Un’attività che la gratificò – fra le altre indirizzate alla nuova sperimentazione di tecniche e materiali, dal plexiglass alle carte colorate – fu, allora, quella di ritrattista che la portò a confrontarsi con personaggi di altissimo livello. Basterà, in questo senso, ricordare i ritratti di Carlo d’Inghilterra, di Rita Levi Montalcini, per non parlare di quelli di Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, fino a papa Francesco; oltre a molti altri più o meno blasonati.

 

Ritratti di bambini.

Quella di essere bambini è un’esperienza comune a tutti gli uomini, ma non sempre la meraviglia di quella condizione riesce a superare le barriere dell’età adulta per mantenersi intatta come bagaglio di gioia e propellente luminoso per affrontare le difficoltà della vita. Il fatto è che, crescendo, il corpo si modifica e, con esso, il rapporto con la realtà esterna con la quale si finisce per “darsi del tu”. Il mondo degli uomini, infatti, è costruito per gli adulti.

Gli oggetti assumono le giuste proporzioni solo quando si è dell’altezza giusta, le mani sono sufficientemente grandi e potenti per prendere gli oggetti e lo sguardo può spaziare misurando l’orizzonte da pari a pari, senza dover alzare la testa.

Non si pensi, però, che questa sia solo una caratteristica degli ambienti antropici: anche il mondo naturale sembra dimensionato sulla struttura dell’adulto. Lo dimostrano i rapporti con lo spazio aperto dei prati, con le grandi distanze, con le grandi altezze dei monti, con quelle piccole dei fiori e degli alberi, perfino con le proporzioni di animali come il cavallo che possono essere gestiti facilmente da un uomo adulto e non certo da un bambino che incontrerebbe difficoltà assai maggiori. Insomma, il mondo circostante può essere manipolato più facilmente da un adulto rispetto a quanto potrebbe fare un bambino.

Tuttavia, questo che potremmo definire “svantaggio proporzionale”, finisce per tingersi di magia e di mistero, offrendo al bambino la possibilità di vivere la sua realtà osservandola da un particolare punto di vista, quello del basso. Risultano, così, accessibili luoghi e oggetti, altrimenti preclusi all’adulto. In questo modo, il sotto di una sedia o di un tavolo si possono trasformare nell’antro della caverna dei tesori, oppure nella cripta del castello delle fate.

Quanto detto discende dalla particolare conformazione del corpo di un bambino, anche se questo è un termine troppo generico per non è essere suscettibile di distinguo alcune precisazioni.

Derivata da una radice onomatopeica che allude all’incertezza vocale, tipica di quella fascia d’età, la parola «bambino» individua, nell’essere umano, quel periodo che intercorre fra la nascita e l’inizio della fanciullezza, che, tecnicamente, s’identifica con la terza infanzia e parte della pubertà, ossia corrispondente a un arco di tempo compreso fra i sei ed i dodici anni, quando lo sviluppo ormonale porta alla comparsa dei primi caratteri sessuali secondari.

È questo il momento magico a cui Antonella Cappuccio ha dedicato la sua felice attenzione, guardando al bocciolo di uomo che poi fiorirà con la fragranza della vita.

Così, accanto ai ritratti ci sono spesso oggetti o immagini che qualificano la personalità del futuro protagonista, in una prospettiva di piena realizzazione professionale e creativa, come presagi ed evocazioni del tempo che verrà.

 

Il progetto.

Pensate… lavorare sodo per sei anni, al fine di realizzare più di settanta ritratti ben sapendo che non si ricaverà un euro da tutta questa fatica, ma solo – e non è poco per persone (rare) come Antonella – la soddisfazione di aiutare i piccoli di oggi (quelli in difficoltà) che saranno i grandi (e alcuni di loro in tutti i sensi) di domani.

Non si creda che sia stato un impegno agevole perché non basta navigare nella rete per recuperare fotografie più o meno sbiadite “postate”, come si dice oggi con una brutta parola, su facebook o su istagram.

Anzi, nel grande mondo della rete, immagini così quasi non esistono, né sarebbe stato possibile appropriarsene senza riferirne alle rispettive famiglie di origine.

Così, il lavoro si è enormemente complicato, ma se ne è avvantaggiata la qualità  e la “verità” di quei ritratti. Antonella ha scritto alle famiglie di appartenenza dei suoi piccoli soggetti, oppure ha chiesto direttamente agli interessati, come nel caso, del Presidente della Fondazione Roma o, ancora, si è rivolta all’entourage di riferimento come per Susanna Agnelli, fondatrice di Telethon.

Ne è venuta fuori una galleria straordinaria di 74 ritratti che coprono molti degli indirizzi culturali, artistici, sociali, di costume, musicali e scientifici a cui l’Italia ha dato, nel secolo scorso e in questo da poco iniziato, un fondamentale apporto.

Di un progetto così complesso e articolato nel corso degli anni, naturalmente, non sono il primo a scrivere, anche se il fatto stesso di aver avuto la fortuna di commentare il progetto ultimato, conferisce al mio testo il carattere dell’epilogo e della riflessione conclusiva.

Tuttavia, al di là del ‘vizio’ di una mentalità storicistica che mi accompagna da sempre, penso che per comprendere appieno quanto sia stato elaborato il percorso intrapreso da Antonella, sia giusto che si tenga conto anche delle tappe precedenti, a cominciare da quelle solo abbozzate, come l’incarico dato a Cesare Biasini Selvaggi e poi abbandonato dal critico per sopravvenuti impegni.

La prima persona a scrivere di Promesse mantenute, però, fu la stessa Antonella Cappuccio che, con una grafia infantile volutamente imitata e stesa su due bei fogli a quadretti, riprodotti in una bozza di catalogo che costituiva una prima idea, espose compiutamente le proprie intenzioni.

Per la sua preziosità, il testo merita di essere interamente citato, anche perché è raro che gli artisti scrivano bene come dipingono e Antonella è una felice eccezione. Diamole, dunque, la parola:

«L’infanzia è una costante promessa. Una promessa che si spoglia e si riveste in un grumo di anni intensi e incantati.

C’è un momento identificabile nell’infanzia di chi sarà una persona capace di lasciare un segno forte nella vita di una comunità in cui si aprono, forse improvvisamente, alcune parti segrete della mente ?

C’è una specie di corto circuito, durante gli anni verdi, in cui il Destino, “questo mare senza sponde”… dove la strada non è chiaramente segnata, ma in cui un orizzonte appare e scompare illuminato di lampi esaltanti, irresistibili e invincibili ?

Forse sì. Forse, in un breve arco di tempo, consumato tra seduzione e ribellione, si prefigura, nel cuore e nella mente di chi si sente investito, quel sentiero, ancora tutto da bonificare, quel sentiero che sarà la propria espressione, la propria battaglia, il proprio segno, il proprio sogno.

L’infanzia non può invecchiare.

È antica, è remota, ma mai vecchia.

L’infanzia non soggiace alla decadenza, agli affanni. Sono poche le creature che ne conservano l’innocenza.

Resta a far luce, in ogni esistenza, come il più puro dei diamanti.

Si rigenera, di periodo in periodo, per dispensare forza e consolazione. Resta come fuoco sempre vivo, a ricordare il potere meraviglioso della proiezione nel futuro. Di sé e, ancora prima, degli altri.».

Un groviglio di pensieri questo, che coincide perfettamente con la frase di Daniel Pennac da cui siamo partiti: i bambini sono «enigmi luminosi».

A questa magia è dedicata, al di là dell’intento benefico, questa serie affascinante di ritratti che, se fosse possibile, non dovrebbe essere smembrata, ma acquistata in blocco da un ipotetico erigendo museo dell’infanzia.

Dovrebbe essere una vera istituzione, dovrebbe essere la memoria di tutti gli uomini per ricordare a tutti che, tutti, sono stati bambini e, forse, sarebbe il modo migliore per non fare più la guerra !

Del resto, si chiedeva Sandro Barbagallo (curatore del reparto Collezioni Storiche dei Musei Vaticani) scrivendo l’introduzione alla bozza di catalogo con cui Antonella Cappuccio dava un primo corpo al suo progetto:

«…chissà com’era da bambino ?» questo o quel personaggio.

È una domanda che possiamo farci per le persone amate, oppure per quelle famose, o ancora, per i nostri figli come fece Antonella che – racconta sempre Barbagallo – dipingendo un ritratto della figlia da bambina, riscopriva quante delle espressioni da adulta fossero già allora presenti in quel visetto.

Così – continua Brbagallo – da quel momento, Antonella «… ha cominciato a pensare a chi avrebbe voluto dedicare un ritratto. Per giorni ha sfogliato mentalmente un immaginario “Chi è” degli Italiani del Novecento, affermatisi nelle varie discipline. Si è soffermata sull’uno o sull’altro per stima o per affinità elettive. Non ha mai fatto una scala di valori, basata sulle categorie del successo e della fama… Infatti, l’idea geniale è stata proprio quella di aver cercato come erano da bambini personaggi che oggi conosciamo col nome di Sandro Pertini o Nilde Iotti, Rita Levi Montalcini o Paolo Portoghesi, Giorgio Strehler o Edoardo De Filippo, Luchino Visconti o Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini o Eugenio Montale, Luigi Pirandello o Elsa Morante, Antonietta Raphäel Mafai, Simona Weller e così via… Questa galleria di bambini, disegnata magistralmente da Antonella Cappuccio ci stimola anche a riflettere su quanto sia importante rispettare il mondo dell’infanzia, che spesso viene prevaricato dagli adulti che sembrano aver dimenticato il proprio passato infantile… In questa atmosfera proustiana l’artista ha continuato a disegnare per mesi su grandi cartoni, da lei stessa preparati con una tecnica che ha reso sensibile il supporto dal fondo fino ai bordi, in modo da dare un tono molto uniforme e inconfondibile a tutte queste opere. Ritengo quello della Cappuccio sia stato un lavoro importante perché è… una testimonianza forte e poetica di come la storia italiana sia cresciuta proprio attraverso i sogni realizzati da questo gruppo di ex bambini.».

 

“Promesse mantenute”.

Nella bozza di catalogo, Antonella Cappuccio ha ordinato i ritratti in ordine cronologico secondo l’anno di nascita, ma poi si è accorta che, per esporli, sarebbe stato più interessante raccoglierli per temi d’interesse: i politici, i poeti, gli scienziati e via di questo passo… Qui preferiamo il primo criterio per un breve commento ai ritratti di Promesse mantenute che hanno solo la data di nascita perché sono e saranno persone sempre vive nella nostra memoria.

 

  • Sono le maschere che fluttuano nell’aria gli oggetti che accompagnano il ritratto di Luigi Pirandello ancora ragazzo, immagine e presagio di quel che avrebbe narrato ai suoi contemporanei l’autore di Uno, nessuno, centomila e del Berretto a sonagli, metafora dell’ipocrisia e delle inquietudini dell’essere umano.

 

  • È quasi una dissolvenza quella che Antonella concepisce fra le figure antiche di un abecedario, le sue lettere e il ritratto imbronciato di una Maria Montessori fanciulla che si accingeva a trasformare i suoi giochi di bambina in esperienza didattica per far crescere piccoli allievi.

 

  • C’è una lavagna dietro il ritratto accigliato di un Alcide De Gasperi ragazzo che tiene fra le mani un libro (o un quaderno?) di Storia. A ben guardare, su quella nera lastra di ardesia, come fosse l’esercizio del giorno, sono scritti con il gessetto bianco, gli articoli della Costituzione Italiana. Un impegno che lo segnò per tutta la vita.

 

  • C’è una veduta di San Pietro al chiaro di luna, sullo sfondo del ritratto di un Angelo Giuseppe Roncalli bimbetto che, con il grembiulino, sta ancora in braccio alla mamma o al papà. Dietro di lui, il Tevere scorre lento e il “cuppolone” aspetta che il futuro pontefice Giovanni XXIII, la sera dell’11 ottobre 1962, pronunci “il discorso della luna” che indirizzava la carezza del papa a tutti i bambini.

 

  • Seduto per terra, gioca con la sabbia Alberto Savinio bimbetto, ma invece delle formine, muove le cifre stilistiche della sua pittura, mentre sullo sfondo una trireme greca testimonia delle sue origini, dalla mitica Ellade.

 

  • Aspetta di diventare grande Antonietta Raphäel Mafai, sdraiata sulla sua poltrona rossa. Ci guarda con lo sguardo enigmatico di chi sonderà, con la pittura, il cuore degli uomini e il mistero dell’arte.

 

  • Parrebbe una scena spensierata quella in cui un Sandro Pertini ragazzino, vestito alla marinara, sembra giocare alla guerra con i coetanei. È la presenza del tricolore, però, a rammentarci che non fu un gioco quello dei partigiani, pronti a dare la vita per la libertà di tutti.

 

  • Se non fosse per quello sguardo profondo, Eugenio Montale ragazzino parrebbe uno di quelli scolaretti delle medie preoccupati per l’interrogazione, seduto com’è su una specie di banchetto di scuola. Lo attraversano gli ultimi versi de I limoni (una poesia della raccolta Ossi di seppia), mentre sullo sfondo sta un’upupa «ilare uccello calunniato
dai poeti», come lui stesso cantava.

 

  • È un cavalluccio di legno montato da un Enzo Ferrari ragazzino quello che sarebbe diventato il marchio di una delle automobili più veloci del mondo. Un mito per appassionati, ingegneri, corridori e sociologi che, a quell’epoca, era solo nello sguardo sognante del suo futuro inventore.

 

  • Il sipario del teatro, un pulcinella– diviso fra pigrizia e ilarità – sdraiato a terra e il mandolino sono gli elementi che evocano il futuro di un Eduardo De Filippo ragazzino, magro, timido e con le scarpe slacciate.

 

  • Vestito alla marinara, serio e composto è il ritratto di Vittorio De Sica ragazzino dagli occhi umidi. Sullo sfondo, la scena più significativa di Miracolo a Milano, il film del 1950 che vinse il Festival di Cannes.

 

  • Puntuale, preciso, con la media del dieci, l’Enrico Fermi ragazzino dipinto da Antonella Cappuccio, è quello che frequentava il Liceo Albertelli vicino Santa Maria Maggiore a Roma. Ancora i quaderni di scuola aperti, ma dietro di lui già le formule matematiche e l’ombra del fungo nucleare che fu la tragica applicazione delle sue ricerche, mai indirizzate ad esiti simili.

 

  • Sotto un cielo stellato con la luna piena, sta un bimbetto con i capelli arruffati e lo sguardo interrogativo. È Salvatore Quasimodo, seduto con le mani in mano e la mente rivolta al futuro, a quando scriverà Alla nuova luna per celebrare la messa in orbita del primo sputnik.

 

  • È il fiore della pittura, quello che tiene in mano questo Mario Mafai vestito alla marinara. Lo sguardo trasognato e carico di speranze che si stempreranno nella pacifica rivoluzione cromatica della Scuola Romana, fondata insieme a Scipione e alla futura consorte Antonietta Raphäel.

 

  • È ripreso da una foto storica del 1910, il Luchino Visconti dipinto da Antonella; quando il futuro regista aveva solo quattro anni e, come accadeva spesso in quell’epoca, era vestito con il grembiulino. Tuttavia, il passeggino sullo sfondo, che compare pure nella foto, è quasi un presagio perché inevitabilmente, rimanda a un film come La corazzata Potëmkin (1925) di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, dove la scena della carrozzina è di crudele e struggente verismo.

 

  • Ha lo sguardo rivolto all’infinito la piccola Graziella che ancora non sa che la sua passione sarà la letteratura e la scrittura. Ce lo fa intuire la pagina di appunti presi in fretta, nella foga della creazione poetica e narrativa che appare in trasparenza. Sarà quello slancio che porterà Lalla Romano (come tutti la chiamavano ormai) a vincere nel 1969 il Premio Strega.

 

  • Sguardo dolce e appena malinconico, quello di Roberto Rossellini ragazzino con il basco in testa e il cappotto di astrakan che rivela le sue origini borghesi, già da allora legate al cinema. Infatti, il padre Angiolo Giuseppe, costruttore e imprenditore, edificò il primo cinema a Roma, il “Barberini” (tuttora esistente), dove Roberto poteva vedere gratuitamente tutti i film in programmazione.

 

  • Si appoggia a un cavalluccio di legno montato su rotelle, il piccolo Altiero Spinelli che dietro di sé ha la carta d’Europa. E come avrebbe potuto essere diversamente per il fondatore, già nel 1943, del Movimento Federalista Europeo, poi cofondatore dell’Unione dei Federalisti Europei ? A lui si deve il primo progetto di trattato istitutivo di un’Unione Europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984.

 

  • Sono già inquieti gli occhi del piccolo Giorgio Amendola che a quindici anni perse il padre picchiato dai fascisti. Qui Giorgio gioca con una bandierina rossa che, più tardi, diventerà quella del PCI e la macchia di colore che si vede prefigura il sangue che spargerà, su entrambi i fronti, la guerra partigiana.

 

  • Occhi dolci velati di tristezza, quelli di Anna Magnani bambina che si aggrappa al suo cerchio di legno come a un’ancora di salvezza. “Giocare”, in Francese, (jouer) vuol dire “recitare” e sarà quello il suo modo di esprimersi, per uscire da un’infanzia non del tutto serena, nonostante le apparenze.

 

  • Vestito alla marinara, tutto in blu, Edoardo Amaldi bambino ha lo sguardo penetrante di chi vuole sondare i misteri della materia. Sarà uno de “i ragazzi di via Panisperna”, quelli che, al seguito di Enrico Fermi, hanno dischiuso lo scrigno dell’atomo e hanno rivoluzionato la Storia del mondo.

 

  • Si tiene il viso con le dita e ha l’aria pensosa, la Rita Levi Montalcini ragazzina dipinta da Antonella Cappuccio. Del resto, per lei l’organo del pensiero, il cervello, la grande ‘glandola’ che secerne le idee del mondo, è un cosmo da scoprire, indagare per sondarne i segreti e provare a capire come dalla chimica delle cellule nasca la poesia.

 

  • Ha lo sguardo irrequieto questo Mario Tobino ragazzo che tiene in mano un veliero, simbolo di avventura e della raccolta di suoi racconti intitolati La gelosia del marinaio. Psichiatra, poeta, romanziere, medico ospedaliero e partigiano, Tobino ha vissuto una vita piena al servizio degli altri, felice di dare arricchendo se stesso e chi lo ha conosciuto.

 

  • È uno dei pochi ritratti multipli, nella serie concepita da Antonella Cappuccio, questo delle Sorelle Fontana bambine. D’altra parte, come sarebbe stato possibile dividere Zoe da Micol e da Giovanna ? Tre bimbette che a furia di giocare a vestire le bambole, hanno finito per fare grande la moda italiana.

 

  • È seduto alla tastiera del suo inseparabile pianoforte, il Nino Rota ragazzo dipinto da Antonella Cappuccio. Intorno, volano in trasparenza i fogli con gli spartiti della sua musica da film. Colonne sonore di capolavori come il Romeo e Giulietta di Zeffirelli, oppure il Gattopardo di Luchino Visconti.

 

  • Con i suoi inseparabili gatti, Elsa Morante quasi adolescente ha uno sguardo ammaliatore come quello dei suoi amici felini. Prima donna a essere insignita del Premio Strega, pubblicò nel 1974 il romanzo La storia, cronaca monumentale del dramma della guerra a Roma, vissuta da gente di tutti i giorni con il respiro universale della tragedia greca.

 

  • Si appoggia a una bicicletta più grande di lui il Gino Bartali ragazzetto che già allora covava la passione per le due ruote. Fu uno dei grandi sportivi d’Italia, una figura carismatica che ha sempre rappresentato al meglio gli ideali sportivi, come quella volta in cui passò al ‘nemico’ di sempre Fausto Coppi, la borraccia dell’acqua per farlo dissetare.

 

  • Non poteva rappresentarla lontana dalla sua macchina da scrivere, Antonella, concependo questo ritratto di Suso Cecchi D’Amico ragazzina. Del resto, prima del computer, era questo lo strumento proprio di chi faceva la sceneggiatrice di professione, raggiungendo risultati altissimi, apprezzati dalla critica nazionale e internazionale. Traduttrice raffinata, scrisse per Antonioni, Blasetti, Comencini, Zeffirelli, tanto per fare dei nomi.

 

  • Mani ai fianchi e sguardo di sfida è quello di un Mario Monicelli bambino che, inquieto, pensa ai suoi fantasmi di celluloide e a L’armata brancaleone dove Vittorio Gassman interpreta la stessa espressione con un velo d’ironia.

 

  • È già inquieto lo sguardo di questo Elio Toaff bambino, che vedrà tutti gli abomini della Seconda Guerra Mondiale, a cominciare dalla stella gialla tenuta in mano, la stella della vergogna: vergogna per chi la concepì, non per chi fu costretto ad indossarla. Accanto, come fosse un grande tabellone scolastico, l’alfabeto ebraico che si deve avere l’accortezza di leggere da sinistra a destra e che inizia con l’aleph, il principio di tutte le cose.

 

  • È un variopinto Capitan Fracassa con il pennacchio al vento e la mano sull’elsa della sciabola ad accompagnare il piccolo Arnoldo Foà che ancora non poteva sapere che avrebbe prestato corpo e voce a quel bislacco personaggio della commedia dell’arte in un omonimo film del 1958, ispirato al celebre romanzo di Théophile Gautier.

 

  • Ha il volto triste il piccolo Aldo Moro, anche se è vestito a festa, con il grande bavero di pizzo che gli incornicia il collo. Dietro di lui s’intravede una sorta di stella iscritta in un cerchio. È quella delle Brigate Rosse che lo rapiranno per condurlo alla rovina e cambiare il destino dell’Italia democratica che ancora oggi stenta a trovare la piena soluzione di tutti i suoi problemi.

 

  • Col fiocco di raso azzurro sulla testa, la Fernanda Pivano bambina, ritratta da Antonella Cappuccio, pare quasi abbracciarsi con le mani incrociate sulle spalle: un suo gesto tipico che ripeterà spesso anche da grande. Dietro, una di quegli oggetti apotropaici utilizzati dai pellerossa per scacciare gli spiriti maligni. Il motivo risiede nel fatto che, grazie al suo lavoro di traduttrice, la cultura letteraria statunitense e quella della “Beat Generation”, entrerarono a far parte del patrimonio culturale degli Italiani.

 

  • È anomalo, nella serie, questo ritratto che Antonella Cappuccio dedica a un giovane Antonello Trombadori, futuro critico d’arte, giornalista e politico nelle fila del Partito Comunista Italiano. Sotto di lui c’è l’autoritratto del padre Francesco, pittore di grande qualità oltre che eccellente ritrattista. Partecipò nel 1926 alla mostra Novecento alla Permanente di Milano con Balla, Carrà, De Chirico, Sironi, che ufficializza il movimento. È lui la radice della passione per l’arte del figlio Antonello.

 

  • Sono le caricature a far compagnia a questo Federico Fellini ragazzo, quelle che il futuro grande regista si divertiva a disegnare. Per la verità, si trattava di fasi previste dal suo percorso inventivo. Molti dei suoi personaggi e delle sue scene sono nate prima dalla sua penna per poi diventare fotogrammi dei suoi film, con attori in carne ossa che dovevano corrispondere ai suoi schizzi disegnati.

 

  • Ha la mano sul libro chiuso della Costituzione Italiana che ha contribuito a scrivere, la Nilde Iotti ragazza dipinta da Antonella Cappuccio. Il suo gesto è quasi quello di un giuramento e tale è stato per la libertà e per l’Italia nel corso di tutta una vita.

 

  • C’è il telefono accanto a Franca Valeri ragazza, vestita di tutto punto, come se fosse un giorno di festa. D’altra parte era quello oggetto, la spalla muta di scenette indimenticabili in cui l’attrice dava voce alle vicende di una famiglia borghese e irrideva ai difetti degli Italiani.

 

  • Ha la testa di civetta il personaggio che quasi incombe dietro il ritratto di un Leonardo Sciascia bimbetto ancora seduto sulle ginocchia del padre. Il rapace notturno, infatti, darà il nome al suo più celebre romanzo, Il giorno della civetta, pubblicato per la prima volta nel 1960, dove omertà, coraggio e politica s’intrecciavano nello scenario mafioso di Sciacca. Un libro-denuncia che divenne anche un film di Damiano Damiani e che arrivò fin sui banchi di scuola delle Scuole Medie di tutta Italia, per educare le coscienze dei futuri cittadini.

 

  • Ci sono tutti i colori tipici delle maglioni e dei cardigan firmati “Missoni” dietro i ritratti di Ottavio e Rosita Missoni che hanno fatto grande la moda italiana nel mondo. Sposi dal 1953, Rosita e Ottavio finiscono per essere una sola mente e avere una sola sensibilità.

 

  • Non poteva essere che alla guida di un’automobile questo Gianni Agnelli ragazzo dipinto da Antonella Cappuccio. Il futuro presidente della FIAT dal 1966 e poi senatore per varie legislature, condizionò la politica imprenditoriale italiana, facendo dell’azienda di Torino una delle più importanti multinazionali del mondo.

 

  • Sembra dover giocare con il suo Pinocchio di legno questo Nino Manfredi bimbetto che ancora non sa che, da grande, avrebbe interpretato un memorabile Geppetto ne Le avventure di Pinocchio girato nel 1971 da Luigi Comencini.

 

  • Non poteva mancare Arlecchino nel ritratto questo Giorgio Strehler bimbetto dallo sguardo vagamente malinconico. Sullo sfondo, la Venezia di Goldoni che fu uno dei grandi amori teatrali dello Strehler maturo.

 

  • Ha lo sguardo interrogativo del dubbio, il Pier Paolo Pasolini bimbetto che ha dipinto Antonella Cappuccio. Regista, scrittore, paroliere, attore, polemista, poeta, Pasolini fu la coscienza d’Italia, libero di dire la Verità. Un ruolo che la cultura irregimentata di destra, di centro e di sinistra mal sopportava. Sullo sfondo, a scena che funse da manifesto dell’Edipo Re, uno dei film di nicchia della produzione di Pasolini.

 

  • Con un grande fiocco in testa e, ovviamente, vestita alla marinara, visto che, grazie al suo libro, questa moda divenne immagine di un’epoca, la Susanna Agnelli ragazzina dipinta da Antonella Cappuccio, ha accanto a sé il simbolo di Telethon. Di tutto quanto ha realizzato, di certo, la sua più bella creatura. Un modo concreto di dare una mano a chi ha bisogno.

 

  • Pare ispirata a E.T., il film di Spielberg (che racconta della fuga in bicicletta verso le stelle del simpatico extra terrestre), quella nella quale è ambientato il ritratto della piccola Margherita Hack. Invece, la bicicletta era la passione di Margherita e le stelle l’oggetto dei suoi studi che le riempivano la mente e il cuore alla ricerca dei segreti dell’universo.

 

  • Ha accanto a sé un teatro giocattolo questo Vittorio Gassman ragazzo che guarda al futuro. Ancora non sa che il suo destino sarà quello di essere uno degli attori più importanti della scena italiana fino alle soglie del XXI secolo, per divenire, poi, un esempio per tutti e una figura inarrivabile.

 

  • Si gode l’altalena la bella Valentina Cortese bambina ritratta da Antonella Cappuccio. Sarà la signora del Cinema e del Teatro italiano dagli anni Quaranta in poi, fino al 2000, quando porterà in scena il Magnificat di Alda Merini.

 

  • Si chiama ancora Lorenzo Comparetti, questo ragazzo dallo sguardo buono che ha ritratto Antonella Cappuccio. Ancora non sa che il suo destino sarà quello di essere per tutti Don Lorenzo Milani, scrittore, polemista, ma soprattutto educatore della Scuola di Barbiana, che costituì un modello innovativo per la didattica non solo del nostro paese.

 

  • Gambe larghe, mano ai fianchi e sguardo fiero. Si presenta così questo Italo Calvino bimbetto che ha la testa piena di sogni. Sullo sfondo, in trasparenza, un Pegaso imbizzarrito che allude all’epica sghimbescia dei suoi romanzi come Il barone rampante, Il visconte dimezzato o Il cavaliere inesistente.

 

  • Sembrano le figurette di carta del pittore Enrico Benaglia, quelle che Antonella Cappuccio ha dipinto al di sotto del ritratto di un Franco Basaglia ragazzino che guarda altrove. Sono l’allusione al tema dell’infanzia e della mente degli uomini a cui il Basaglia maturo dedicherà tutta la vita. Una vita al servizio di chi è malato e mal sopportato dalla società e che grazie a lui si è vista riconosciuta la dignità.

 

  • Ci sono i pupi siciliani dietro il ritratto di un Andrea Camilleri bimbetto che ha già lo sguardo indagatore e vivace di chi concepirà personaggi ormai entrati nel cuore di tutti, come il commissario Salvo Montalbano. Una voce di Sicilia che affascina lettori e spettatori di tutto il mondo.

 

  • È un Dario Fo divertito e sorpreso quello che, ormai ragazzo, con la cravatta e lo sguardo basso, quello che Antonella Cappuccio ritrae nell’atto di aprire un libro da cui escono i personaggi variopinti di tutti i suoi spettacoli e di tutte le sue opere, da commedie come Mistero buffo al suo ultimo e unico romanzo: La figlia del papa.

 

  • C’è lo scorcio della Pietà di Michelangelo dietro il piccolo Peppino, come lo chiamavano in famiglia e come continuerà a firmarsi anche da grande. Ancora non sapeva che il suo slancio verso gli altri non solo lo avrebbe trasformato in un grande medico, ma che gli avrebbe aperto le porte della santità, riconosciutagli da Giovanni Paolo II che lo canonizzò nel 1987 come San Giuseppe Moscati.

 

  • Ha il basco di traverso e il fiocco al colletto il Ferruccio Soleri bambino che guarda verso il futuro e scorge l’Arlecchino che diventerà da grande. La maschera che tuttora interpreta, tanto da identificarvisi quasi dopo sessant’anni di carriera.

 

  • Dietro il ritratto di un’Alda Merini bimbetta, ancora con la bambola in mano, c’è quello che la poetessa chiamava «il muro degli angeli». Qui gli amici che andavano a trovarla, lasciavano il proprio numero di telefono, oppure le facevano una caricatura. Tutti segni d’affetto che Alda non riusciva e non voleva cancellare.

 

  • Pare il piccolo Menèc, protagonista del film L’albero degli zoccoli e invece è un Ermanno Olmi bimbetto, con la ciotola del latte in mano e il cagnolino compagno di giochi quello che Antonella Cappuccio ha ritratto. Evidente è la corrispondenza fra l’animo del futuro regista e l’atmosfera che si respira nel suo capolavoro cinematografico.

 

  • È ancora coi calzoncini corti il Paolo Portoghesi bimbetto che già porta il cravattino a farfalla ‘divisa’, in certi anni, del futuro architetto. In trasparenza, il progetto dell’interno della cupola della grande moschea di Roma.

 

  • Gioca con i burattini il piccolo Luca Ronconi e ancora non sa che sta facendo le prove per la passione della sua vita, fra teatro, cinema e televisione.

 

  • Ha gli occhi velati di tristezza la Giulia Lazzarini bimbetta che guarda lontano. In trasparenza, un veliero sbattuto dalle onde, allusione a una memorabile edizione de La Tempesta di Shakespeare messa in scena nel 1978 al Piccolo di Milano, con la regia di Giorgio Strehler.

 

  • Gioca ancora con le bambole la Dacia Maraini imbronciata che Antonella Cappuccio ritrae nel suo elegante vestitino a maniche corte. Ancora non sa che diverrà una delle figure di spicco della letteratura italiana.

 

  • Abbraccia un gatto come se fosse un novello San Francesco, questo Jorge Mario Bergoglio ragazzino. Ancora non sa che quello slancio d’amore lo porterà ad abbracciare l’intera umanità con il nome di papa Francesco.

 

  • Se la tira dietro con il filo come un giocattolo la bella “torpedo blu”, questo Giorgio Gaber bimbetto dalla posa napoleonica. Non sa ancora che le dedicherà una celebre canzone; uno dei tanti successi del cantautore milanese.

 

  • C’è l’immensa sagoma della personificazione della Giustizia, con la bilancia in mano, dietro il piccolo Giovanni Falcone che Antonella Cappuccio ha ritratto con i colori del tempo sbiadito. Quel che non è sbiadito, però, è l’esempio del grande magistrato che ha combattuto la mafia con intelligenza e cuore.

 

  • Ha un mazzolino di fiori in mano il Paolo Borsellino bimbetto che veste ancora i calzoncini corti. È davanti al cancello della casa di via d’Amelio che fa da sfondo al ritratto. Lo si capisce dalle gocce di colore che diventeranno di sangue portandosi via la vita del grande magistrato, orgoglio, con Falcone, degli Italiani onesti.

 

  • Pare emergere da un campo di papaveri questo Fabrizio De André ragazzo che guarda lontano. È un’allusione alla celebre canzone La guerra di Piero che altro non è se non una critica tanto poetica quanto feroce all’inutilità dei conflitti che affliggono e hanno afflitto il mondo in ogni tempo.

 

  • Scrive con il pennello la piccola Simona Weller seduta su quello che pare un panchetto di scuola. Adesso sembra un gioco, ma sarà questa la cifra stilistica delle opere esposte alla Quadriennale di Roma. Non solo, ma Simona, pittrice e saggista, ha sempre intrecciato la sua creatività con letteratura e arte figurativa.

 

  • C’è una grande immagine di angelo accanto al ritratto di Lucio Dalla ragazzo, tutto chiuso nel suo cappotto rosso. È l’allusione a uno dei suoi grandi successi intitolato Se fossi un angelo e lui, di certo, lo è stato per la musica italiana.

 

  • Già suona il violino questo Uto Ughi bimbetto con lo sguardo determinato. Già allora non si trattava di un gioco. Il futuro maestro già sapeva cosa desiderava dalla vita: suonare un Guarnieri o uno Stradivari e incantare gli uomini con la sua bravura per far vibrare, con le corde del violino, l’anima di tutti.

 

  • È nel bel mezzo degli scavi di Pompei questo Emmanuele Francesco Maria Emanuele bimbetto dallo sguardo volitivo. Sarà qui, infatti, nell’antica città campana che il futuro Presidente della Fondazione organizzerà, dal 15 maggio 2016 all’8 gennaio 2017, la splendida mostra dello scultore polacco Igor Mitoraj.

 

  • È sorridente questo Franco Battiato ragazzo, dallo sguardo pulito e sognante. Solo l’inmmagine alchimistica di Melancholia I incisa da Dürer nel 1514, che si vede in trasparenza, ci fa intuire come dietro quella serenità ci sia la complessa bellezza di un animo musicale che intreccia le note con l’esoterismo.

 

  • È sorridente la Fabiola Giannotti ragazzina che Antonella Cappuccio ha ritratto. Pare seduta sulla pianta del grande ciclosincrotrone del CERN di Ginevra, la grande macchina per lo studio delle particelle sub-nucleari con le quali ha ‘fotografato’ il bosone di Higgs, detto anche “la particella di Dio”: uno dei segreti dell’universo.

 

Marco Bussagli

 

MARCO BUSSAGLI, laureato in Storia dell’Arte, è professore di prima fascia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Borsista presso il Warburg and Courtauld Institute di Londra e la British Library di Londra, ha insegnato Iconologia per la specializzazione in Storia dell’Arte Medievale e Moderna all’Università L.U.M.S.A. di Palermo e Arte Contemporanea alla Facoltà di Architettura de “La Sapienza” di Roma (Valle Giulia). Ha al suo attivo più di duecento pubblicazioni tra testi scientifici, voci enciclopediche, articoli di alta divulgazione e libri, tradotti in Inglese, Francese, Tedesco, Polacco, Russo, Giapponese e Coreano. Curatore di mostre di successo, come Il ‘400 a Roma (con Claudio Strinati) ed Escher (Roma, Chiostro del Bramante), ha pubblicato con Giunti Gruppo editoriale il suo ultimo libro: Bosch. Tavole di diverse bizzarrie. È cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici e scientifici.